mercoledì 21 settembre 2011

ESEMPIO DI ERMENEUTICA

Riporto un breve commento su alcune dichiarazioni del Santo Padre che rivelano chiaramente la sua ermeneutica e la sua formazione filosofica.

“Dobbiamo di nuovo sviluppare la capacità di percezione di Dio”

ROMA, domenica, 18 settembre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un intervento di Benedetto XVI per la trasmissione "Wort zum Sonntag" della televisione pubblica tedesca ARD, che è andato in onda sabato in tarda serata, alla vigilia del viaggio apostolico in Germania in programma dal 22 al 25 settembre.
* * *
Signore e Signori,
cari connazionali!
Tra pochi giorni partirò per il mio viaggio in Germania, e ne sono molto contento. Penso con gioia particolarmente a Berlino, dove ci saranno molti incontri, e, naturalmente, al discorso che terrò al Bundestag e alla grande Messa che potremo celebrare allo stadio olimpico.

Uno dei momenti importanti della visita sarà Erfurt (immagino): in quel monastero agostiniano, in quella chiesa agostiniana, dove Lutero ha iniziato il suo cammino (che lo ha portato all’inferno), potrò incontrare i rappresentanti della Chiesa Evangelica di Germania (che fortuna!). Lì pregheremo insieme (si può sapere quando avviene la comunicatio in sacris? La preghiera non è una cosa sacra? mah), ascolteremo la Parola di Dio, penseremo e parleremo insieme. Non attendiamo alcun evento sensazionale: infatti, la vera grandezza dell’evento consiste proprio in questo, che in questo luogo insieme possiamo pensare, ascoltare la Parola di Dio e pregare, e così saremo intimamente vicini e si manifesterà un vero ecumenismo.(ognuno rimarrà della sua parrocchia però, che bell’ecumenismo, che belle parole)
Qualcosa di particolare è per me l’incontro con l’Eichsfeld, questa piccola striscia di terra che, pur passando attraverso tutte le peripezie della storia, è rimasta cattolica (su questo ci sarebbe da vedere!); poi il Sudovest della Germania, con Friburgo, la grande città, con molti incontri che si svolgeranno lì, soprattutto la veglia con i giovani e la grande Messa che concluderà il viaggio.
Tutto ciò non è turismo religioso (ah nooo?), e meno ancora uno "show" (e all’olimpico di solito cosa si fa?). Di che cosa si tratta, lo dice il motto di questi giorni: "Dove c’è Dio, là c’è futuro". Dovrebbe trattarsi del fatto che Dio torni nel nostro orizzonte, questo Dio così spesso totalmente assente, del quale però abbiamo tanto bisogno. (si ma di quale Dio stiamo parlando, perché quello di Lutero non è il mio Dio! Per fortuna)
Forse mi chiederete: "Ma Dio, esiste? E se esiste, si occupa veramente di noi? Possiamo noi arrivare fino a Lui?". Certo, è vero: non possiamo mettere Dio sul tavolo, non possiamo toccarlo come un utensile o prenderlo in mano come un qualsiasi oggetto. Dobbiamo di nuovo sviluppare la capacità di percezione di Dio, capacità che esiste in noi. Possiamo intuire qualcosa della Qui però è necessario soffermarsi:
1)      A parte il fatto che purtroppo a Dio qualcuno gli ha messo anche le mani addosso, non l’hanno messo sul tavolo ma in Croce si!
2)      La percezione di Dio che esiste in noi è un concetto derivante dalla Fenomenologia di Husserl, Levinas ed altri come  Marleau Ponty autore del libro “fenomenologia della percezione”.  Questa “filosofia” è stata ripresa da Gadamer1 (discepolo di Husserl e molto gradito al Santo Padre; di qui l’ermeneutica) per la sua Fenomenologia dello spirito (detta in termini Hegeliani anche “scienza dell’esperienza della coscienza”)2, base essenziale della nuova ermeneutica filosofica, di cui Gadamer (Tubinga 1965, Verità e Metodo) è un’esponente di spicco. Ma un posto di eccellenza lo si deve, in questa nuova ermeneutica3, al suo mentore, il pastore protestante Schleiermacher. Per Husserl “la fenomenologia esige come passo iniziale l’epochè, ossia la sospensione di qualsiasi riferimento a ciò che si trova fuori dalla coscienza, per concentrare l’attenzione esclusivamente sulla coscienza e sui suoi contenuti e le sue operazioni” (B. Mondin,  Ermeneutica, metafisica cap.6).La nuova ermeneutica è rivolta verso il soggetto, l’interprete. (idem)
3)      Ma la cosa che più ci fornisce l’ermeneutica del Santo Padre e la sua filosofia di stampo idealista o quanto meno d’origine Kantiana è proprio la percezione attraverso l’intuizione. Dobbiamo osservare che: a) l’intuizione è una forma di apprendimento che esclude l’esperienza sensoriale e della ragione, generalmente concepita come capacità innata dell’intelletto, “capacità che esiste in noi” a noi immanente, evidentemente. b) La nostra conoscenza invece deve passare necessariamente attraverso i sensi per poi essere ultimata attraverso il ragionamento.
4)      In realtà noi possiamo, naturalmente, sapere con certezza che Dio esiste (An est) e altresì conoscere alcuni suoi attributi (analogia), per la conoscenza di Dio questo è l’insegnamento della Chiesa:” La nostra conoscenza naturale di Dio non è immediata e intuitiva, ma mediata e indiretta, perché ottenuta per il tramite della conoscenza delle creature” (Sent. Certa). Inoltre la nostra conoscenza naturale di Dio non è una conoscenza propria, ma analogica. (sent. Certa) San Tommaso nel commento al De Divinis Nominibus di Dionigi l’Aeropagita  spiega che noi possiamo conoscere gli attributi, alcune perfezioni di Dio e anche dei nomi per via: a) Affermativa o Causalità, b) Negativa c) Eminenza. La filosofia kantiana respinge il fondamento razionale della religione e con esso le prove dell’esistenza di Dio mediante l’intelletto,  sostenendo che la conoscenza avviene attraverso il sentimento col quale si raggiunge e sperimenta Dio. La fede quindi si fonda su questa esperienza religiosa soggettiva ed uno degli assertori di questa filosofia è Schleiermacher. E’ da notare, infine, il modo sempre equivoco, relativistico e generico di esprimersi finalizzato ad un’applicazione “universale” della percezione di Dio,  percepito allo stesso modo da tutti. Tale discorso, se non si conoscesse la fonte, potrebbe essere attribuito a chiunque e non solo
al Vicario di Cristo.
Possiamo utilizzare il mondo attraverso la tecnica, perché esso è costruito in maniera razionale. Nella grande razionalità del mondo possiamo intuire lo spirito creatore dal quale esso proviene, e nella bellezza della creazione possiamo intuire qualcosa della bellezza, della grandezza e anche della bontà di Dio. Nella Parola delle Sacre Scritture possiamo sentire parole di vita eterna che non vengono semplicemente da uomini, ma che vengono da Lui, e in esse sentiamo la sua voce. E infine, vediamo quasi Dio anche nell’incontro con le persone che sono state toccate da Lui. Non penso soltanto ai grandi: da Paolo a Francesco d’Assisi fino a Madre Teresa; ma penso alle tante persone semplici delle quali nessuno parla. Eppure, quando le incontriamo, da loro promana qualcosa di bontà, sincerità, gioia e noi sappiamo che lì c’è Dio e che Egli tocca anche noi. Perciò, in questi giorni vogliamo impegnarci per tornare a vedere Dio, per tornare noi stessi ad essere persone dalle quali entri nel mondo una luce della speranza, che è luce che viene da Dio e che ci aiuta a vivere.

                                                                                              Stefano Gavazzi

NOTE:
1 nel 1966 Ratzinger inizia l’insegnamento all’università di Tubinga
2 La coscienza non è infatti nient'altro che quello che in lei stessa appare. Nel mondo antico non era possibile un concetto di autocoscienza o un concetto di Io, di ciò che noi oggi chiamiamo "soggetto"; il pensiero greco era come un enorme occhio aperto che guarda l'ordine celeste, l'ordine umano - cioè quello cittadino -, e l'ordine della propria anima. Con la mediazione del Cristianesimo è iniziato il cammino della interiorizzazione e il "subiectum", che in senso stretto significava solo "sostrato", viene ora a significare la "soggettività", cioè l'autocoscienza che appartiene alla coscienza. Hegel si era posto il compito di mostrare che ogni coscienza è in fondo autocoscienza, di darne la consapevolezza a chi pensa, e si chiedeva come comprendere la totalità della nostra esperienza reale a partire dall'universo interiore dell'autocoscienza.
3 E’ incredibile come la gerarchia conciliare abbia stravolto i principi dell’interpretazione delle Scritture infatti in un documento della Pontificia Commissione Biblica leggiamo: Il cammino dell’esegesi è chiamato a essere ripensato tenendo conto dell’ermeneutica filosofica contemporanea, che ha messo in evidenza l’implicazione della soggettività nella conoscenza, specialmente nella conoscenza storica. La riflessione ermeneutica ha acquistato nuovo slancio con la pubblicazione dei lavori di Friedrich Schleiermacher, Wilhelm Dilthey e, soprattutto, Martin Heidegger. Sulla scia di queste filosofie, ma anche allontanandosi da esse, diversi autori hanno approfondito la teoria ermeneutica contemporanea e le sue applicazioni alla Scrittura. Tra essi menzioneremo in particolare Rudolf Bultmann, Hans Georg Gadamer e Paul Ricoeur. Non è possibile riassumere qui il loro pensiero; sarà sufficiente indicare alcune idee centrali della loro filosofia che hanno un’incidenza sull’interpretazione dei testi biblici.(15.4,1993)
Questa filosofia è inconciliabile con il cattolicesimo, l’interpretazione soggettivistica, che pur si vuol negare, è il fondamento non solo di idealisti ed esistenzialisti come Heidegger ma dei protestanti come SCHLEIERMACHER.INCREDIBILE!
Il Santo Concilio di Trento dichiara invece: Inoltre, per reprimere gli ingegni troppo saccenti, dichiara che nessuno, basandosi sulla propria saggezza, negli argomenti di fede e di costumi, che riguardano la dottrina cristiana, piegando la sacra Scrittura secondo i propri modi di vedere, osi interpretarla contro il senso che ha (sempre) ritenuto e ritiene la santa madre chiesa, alla quale spetta di giudicare del vero senso e dell’interpretazione delle sacre scritture o anche contro l’unanime consenso dei padri, anche se queste interpretazioni non dovessero esser mai pubblicate. Chi contravvenisse sia denunciato dagli ordinari e punito secondo il diritto.
La nuova ermeneutica è contraria a quanto specificato da Leone XIII e Pio XII: Questo ritennero e confermarono con l'esempio gli altri padri i quali "ricercavano l'intelligenza delle sacre Scritture non basandosi sulla propria presunzione, ma sugli scritti e sull'autorità di quei grandi, dei quali constasse che avevano ricevuto e accettato le norme di interpretazione indicate dalla successione apostolica".(Providentissimus Deus)
Anche “Lamentabile Sane” condanna il nuovo modo di interpretare la Bibbia.
Un fatto sintomatico: due Gesuiti che tentarono di far passare per modernista la “Divino Afflante Spiritu” furono cacciati dal Cardinal Ottaviani dalla Pontificia Commissione Biblica dopo la confutazione di Mons Romeo e Mons. Spadafora, in seguito furono reintegrati, indovinate da chi? Paolo VI!
La stessa enciclica del grande PIO XII conferma la dottrina della Chiesa sull’ermeneutica delle Sacre Scritture.

giovedì 15 settembre 2011

PREAMBOLO DOTTRINALE….A PROPOSITO DEI COLLOQUI

Si sottopone un “preambolo alla FSSPX” come condicio sine qua non per la comunione con Roma si leggono queste cose.
Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? Matteo 7:3

Il vescovo Dante Lafranconi: «Sei sposato e hai dei figli?
Puoi diventare prete» «Nessun ostacolo dogmatico»

15 settembre, 2011   // 0 Commenti

“Non c’è nessun ostacolo dogmatico all’ordinazione di un uomo di provata fede che abbia una moglie e dei figli. E’ un’ipotesi che si può discutere come una delle soluzioni possibili per arginare la crisi delle vocazioni in Europa”. Questa la parte centrale di una intervista rilasciata ieri all’inviato de “il Giorno”-”Resto del Carlino”-”Nazione”, Giovanni Panettiere, rilasciata da monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e rilanciata oggi dalle tre testate  e dalle agenzie di stampa nella matvescovo evidenzatinata. Una intervista che susciterà molte discussioni.
Nell’articolo si ricorda come monsignor Dante Lafranconi, già presidente della commissione episcopale per la famiglia e la vita della Cei, sia uno dei vescovi più ascoltati. Monsignor Lafranconi esprime la sua preoccupazione per la mancanza di “nuovi operai nella vigna del Signore” e il giornalista arriva alla domanda spinosa alla quale monsignor Lafranconi non si sottrae com’è sua abitudine. Monsignor Lafranconi – chiede l’intervistatore – calano i preti e si torna a parlare dell’ordinazione di uomini sposati…
“La Chiesa latina, in passato, ha già conosciuto l’esperienza di un clero con famiglia, contemplato tutt’oggi dai cattolici di rito orientale. – dice il vescovo - Penso si possa valutare la possibilità di ordinare uomini sposati di provata fede che godano di buona reputazione nel popolo di Dio”.
Non sarebbe meglio dare ai seminaristi la possibilità di scegliere se restare celibi o sposarsi?, chiede ancora Panettiere.
“Il problema non va posto nel senso nel senso di lasciare libera scelta ai candidati al sacerdozio. – dice monsignor Lafranconi - La questione semmai è quella di valutare se eventualmente sia opportuno ammettere al ministero sacerdotale anche uomini sposati”.
Sacerdozio, nozze, sessualità. Che pensa dell’educazione sessuale a scuola? L’arcivescovo di New York non ne vuole sapere…
“E’ problematica, perchè  rischia di essere solo informazione. Ciò non significa che non si possa fare di meglio. Conosco scuole, a Cremona, che si avvalgono di un’équipe di psicologi, medici ed educatori per spiegare anche il significato profondo della sessualità. Questa è sicuramente una strada utile e percorribile”.
Sempre più giovani conoscono il sesso prima del matrimonio…
“Di fronte a fenomeni di larga diffusione, bisogna evitare di fare di tutta l’erba un fascio. Diversa valutazione merita il comportamento di chi considera la sessualità in chiave di divertimento o di sport di chi cambia partner ogni settimana e di chi è fidanzato con l’intenzione seria di sposarsi. In ogni caso l’esercizio pieno della sessualità fuori del matrimonio è un disordine grave”
Perchè?
“Il rapporto sessuale esprime, col linguaggio del corpo, il donarsi reciprocamente degli sposi in un patto di totale affidabilità per tutta la vita e l’apertura alla possibile generazione”
Cosa consiglierebbe a una coppia di coniugi con un partner affetto da Hiv?
“Suggerirei di non scartare a priori la strada dell’astensione dal rapporto sessuale come segno che si ha a cuore il bene del coniuge sano. Tuttavia non mi sentirei di condannare gli sposi che, per soddisfare il legittimo desiderio dell’unione intima, decidessero di utilizzare il preservativo”.

VAI COSI’, MA IL CONCILIO NON SI TOCCA!
LA NUOVA PRIMAVERA!

Intervista con Mons. Bernard Fellay dopo l’incontro col Card. William Levada

15-09-2011  
A conclusione dell’incontro che Mons. Bernard Fellay e i suoi due Assistenti hanno avuto in Vaticano con il Card. Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 14 settembre 2011, alle 10,00, il Superiore Generale della Fraternità San Pio X ha risposto alle nostre domande.
Come si è svolto quest’incontro?
Il colloquio è stato di una grande cortesia e di un’altrettanto grande franchezza, poiché per lealtà la Fraternità San Pio X si rifiuta di eludere i problemi che rimangono. D’altronde, è in questo spirito che si sono svolti i colloqui teologici tenutisi in questi ultimi due anni.
Quando, il 15 agosto scorso, ho detto che noi siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo sul Concilio Vaticano II, ho anche tenuto a precisare che quando si tratta di dogmi, come quello della SS. Trinità, siamo evidentemente d’accordo allorché lo troviamo richiamato nel Vaticano II. Una frase non dev’essere mai isolata dal suo contesto. I nostri colloqui teologici hanno avuto il gran merito di approfondire seriamente e di chiarire tutti questi problemi dottrinali.
Il comunicato ufficiale comune del Vaticano e della Fraternità annuncia che Le è stato consegnato un documento dottrinale e che Le è stata proposta una soluzione canonica. Può darci qualche precisazione?mgrfellay_1
Questo documento si intitola Preambolo Dottrinale è ci è stato consegnato per uno studio approfondito. Per questo è confidenziale e Lei comprende che non posso dire di più. Tuttavia il termine “preambolo” indica bene che la sua accettazione costituisce una condizione previa rispetto a qualunque riconoscimento canonico della Fraternità San Pio X da parte della Santa Sede.
A proposito di questo Preambolo Dottrinale, senza toccare ciò che ha carattere confidenziale, può confermarci se, come annunciato dalla stampa, in esso è presente una distinzione tra ciò che è la Fede – alla quale la Fraternità aderisce pienamente -  e ciò che, derivando da un Concilio pastorale, come ha voluto essere lo stesso Vaticano II, potrà essere sottoposto ad una critica, senza rimettere in questione la Fede?
Questa nuova distinzione non è stata annunciata solo dalla stampa, io l’ho personalmente ascoltata da fonti diverse. Già nel 2005, il Card. Castrillon Hoyos, dopo che gli avevo esposto per cinque ore tutte le obiezioni che la Fraternità formulava contro il Vaticano II, mi diceva: «Non posso dire che sono d’accordo con tutto ciò che Lei ha detto, ma ciò che ha detto fa sì che voi non siete fuori dalla Chiesa. Scriva dunque al Papa perché vi tolga la scomunica».
Oggi, per dovere di obiettività, devo riconoscere che nel Preambolo Dottrinale non si trova una distinzione netta fra il dominio dogmatico intangibile e il dominio pastorale soggetto a discussione. La sola cosa che posso dichiarare, perché figura nel comunicato stampa, è che questo Preambolo contiene «alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al Magistero della Chiesa e il “sentire cum Ecclesia”, lasciando nel medesimo tempo alla legittima discussione lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero successivo». Niente di più, niente di meno.
Circa lo statuto canonico che sarebbe stato proposto alla Fraternità San Pio X, a condizione che aderisca al Preambolo Dottrinale, è esatto che si è parlato di prelatura invece che di ordinariato?
Come Lei giustamente ricorda, questo statuto è condizionato, la sua modalità esatta può essere considerata solo in seguito e rimane ancora oggetto di discussione.
Quando pensa di poter dare la vostra risposta alla proposta del Preambolo Dottrinale?
Il tempo necessario per studiare questo documento e consultare i principali responsabili della Fraternità San Pio X, perché su questa materia così importante mi sono impegnato con i miei confratelli di non prendere alcuna decisione senza prima averli consultati.
Ma posso assicurare che la nostra decisione sarà presa per il bene della Chiesa e delle anime. La nostra crociata del Rosario, che proseguirà ancora per diversi mesi, deve intensificarsi, per permetterci di ottenere, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa, le grazie di luce e di forza di cui abbiamo bisogna più che mai.

Fonte: http://www.sanpiox.it/

lunedì 12 settembre 2011

DALLA REGALITA’ SOCIALE DI GESU’ CRISTO AL DOMINIO DI SATANA

Mi sono sempre chiesto perché ancora oggi si dice che il Medio Evo fosse ritenuto un periodo buio, sovente si sente dire: “non siamo più nel Medio Evo”.
Oggi, all’età di 42 anni, con gli occhi puliti dalla caligine per la Grazia ricevuta, mi rendo conto che la “civiltà” in cui viviamo è nettamente peggiore di quella di allora.
Il giudizio delle epoche storiche viene visto secondo il proprio punto di vista, chi pensa ad un mondo tecnologico, può ben esserne fiero, chi vede ai nostri tempi come l’epoca della longevità ne rimane impressionato favorevolmente, ma se guardiamo con gli occhi di Dio, giudice dell’uomo e della storia, l’umanità sta nuovamente sprofondando nelle tenebre, quelle tenebre in cui furono gettati i nostri progenitori comuni dopo il peccato originale e di cui noi stiamo pagando le conseguenze.
Nella tabella viene brevemente riportata la parabola discendente dell’uomo dopo il Medio Evo, epoca in cui l’uomo era servitore di Dio, la civiltà era piena di santi nell’accezione più semplice del termine, può essere utile, come esempio, l’incredibile storia di San Bernardo di Chiaravalle, in cui  vediamo convertirsi tutti i suoi fratelli e per ultima anche la restia sorella.
Famosa è la frase di Nivardo, l’ultimo dei fratelli di Bernardo, che alle parole di Guido che lo rassicurava dicendogli che sarebbe stato ricco non avendo, evidentemente, altri eredi, rispose:”Come? Voi vi prendete il cielo e lasciate a me la terra? Non è giusto, anch’io voglio essere cistercense!”1
Ogni uomo ordinava la sua vita alla gloria di Dio, non mancavano di certo i peccatori ma la maggior parte viveva la propria vita pienamente in Cristo e le nazioni erano naturalmente sottomesse al potere spirituale della Chiesa.
Per giungere a questo stato satana ha dovuto incrinare il dominio di Dio sulla terra servendosi di uomini malvagi, suoi seguaci, attraverso alcuni importanti eventi che hanno colpito al cuore la nostra Chiesa e conseguentemente la nostra vita sociale.
Le prime avvisaglie si ebbero con l’umanesimo ed il rinascimento.

Ecco lo schema fornitomi durante alcune lezioni agli esercizi spirituali di Sant’Ignazio.




Queste tappe rivoluzionarie hanno come base il sovvertimento della naturale predisposizione dell’anima umana verso il Vero ed il Bene e cioè la conoscenza oggettiva delle cose rispetto a quella soggettiva. (realismo tomista)
Il soggettivismo ed il relativismo sono la base filosofica di Cartesio, nell’ambito stesso della filosofia, di lutero, nell’ambito religioso e di Russeau, nell’ambito socio-politico.
L’elemento comune è il rifiuto della retta ragione illuminata e mossa da un Dio che Trascende l’uomo.
Questi concetti, fatti propri dalla massoneria, sono penetrati, nonostante i grandi Papi precedenti Giovanni XXIII, all’interno della Chiesa nel tentativo di distruggerla.
Siamo nell’epoca del dominio del demonio sulla terra.
In realtà satana ha sfruttato ancora una volta la superbia umana riproponendo, alla luce delle scoperte umane, vecchi errori filosofici provenienti dall’antichità.
In forme più sofisticate sono riprodotti l’ errore di  Parmenide che porta allo gnosticismo e quello di  Eraclito che porta all’agnosticismo che giunge all’apofatismo teologico e all’ateismo.
Entrambe le filosofie conducono al panteismo immanentistico e confluiscono, in particolar modo l’agnosticismo, in quel “collettore di tutte le eresie” (Pascendi – S. Pio X) che è il modernismo.

                                                                                                          Stefano Gavazzi
NOTE:
1 Per la drammatica situazione dei cistercensi dopo il concilio potete leggere (Qui)

martedì 6 settembre 2011

CONCILIARI CON TUTTI MA NON CON I CATTOLICI…VERI!

Torno sabato scorso da una breve vacanza in montagna ed in questo mio girovagare estivo, il faro, il porto sicuro rimane la Santa Messa Tridentina.
Prima di partire, infatti per la meta montana, ho cercato la messa tridentina più vicina al luogo del mio soggiorno della mia famiglia.
Ho visto che a Bressanone (Brixen) viene celebrata la Messa di San Pio V dalla FSSPX.
Siccome è mio solito andare alla celebrazione con un  buon anticipo, il giorno prima mi reco da Braies, paesino dove pernottavo, a Bressanone per trovare il luogo ove si sarebbe dovuta svolgere la Messa onde evitare ritardi imprevisti (via del laghetto 12/a).

La Cappella della FSSPX

Con non poche difficoltà, infatti, raggiungiamo il posto, con la mia famiglia, e scopro che in una viuzza secondaria, a piano terra di un recidence, la Cappella “Sacra Famiglia” era una serie di garages.
Fin qui nulla di cui stupirsi, a Vigne di Narni la Messa si svolge in una piccolissima cappella di pochi metri quadri, il priorato di Rimini ha ricavato una cappella (davvero notevole) da un capannone industriale, quindi non mi sono molto meravigliato di questa “location”.
Il fatto è che, dopo la Santa Messa, mi reco, come turista, dentro le mura della città vecchia e, all’entrata di una delle porte, in mezzo ad una piazzetta, si erge una bella Chiesa (XIII SEc.) con tanto di campanile, mi avvicino per visitarla e con mio stupore leggo “chiesa evangelica”.
Ho pensato:”Questa Chiesa è antica di sicuro era Cattolica”.
Faccio un giro intorno alla stessa e il mio sospetto diviene certezza: adibita al culto evangelico nel 1971.
Proprio una rigida e celere applicazione del Concilio Vaticano II, probabilmente un record di ecumenismo!

La Targa di spiegazione

Io capisco che molti diranno:”La FSSPX non ha un inquadramento canonico nella Chiesa Cattolica”, però vorrei sapere qual è l’inquadramento canonico degli eretici evangelici.
La cosa buffa è che, come si vede nella foto, l’altare, che a loro non serve, è rimasto in fondo alla chiesa, noi li spostiamo per loro, loro li lasciano al loro posto:incredibile!!!
FSSPX:Garages
Eretici: Chiese
Dalle Catacombe siamo venuti ed alle Catacombe torneremo, noi Cattolici!

L'altare in fondo

Entrata della Chiesa di San Gottardo


                                                                                                            



                                                                                                         Stefano Gavazzi







venerdì 26 agosto 2011

SE SIA CORRETTO PARLARE DI "DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA"

Riporto il testo integrale di un interessantissimo ma significativo, seppur breve, articolo sulla dignità umana, tratto da SISI NONO sugli errori conciliari, in particolare l’errato concetto di dignità della persona applicato alla natura umana e non, come si dovrebbe, anche ai soggetti.
In realtà come si vedrà lo scopo è proprio di arrivare alla disgregazione della redenzione e l’esaltazione dell’uomo che si fa Dio.
E’ l’ennesima prova del deragliamento dottrinale dovuto all’abbandono della filosofia perenne guida sicura per arrivare a Dio. (tra parentesi i riferimenti degli argomenti che si possono approfondire in San tommaso)

La corretta nozione di persona (ST I q29, III q2 a2)

BOEZIO definisce la persona: "substantia individua naturae rationalis" e S. TOMMASO: "individuum rationalis naturae " o "subsistens in rationali natura " . Vale a dire la persona è un soggetto, ossia un individuo dotato di natura razionale. (ST I q29 )
La persona, quindi, è un soggetto fornito di intelletto e volontà libera; essa è sui juris (cioè esiste e agisce indipendentemente da un altro soggetto), plene et perfecte cosciente di esistere e agisce liberamente), è autonoma nell'essere (poiché in quanto sostanza, che è "id cui competit esse in se", che ha l'essere di per sé, non ha bisogno di un'altra realtà cui appoggiarsi), è autonoma nell'agire (poiché, grazie alla sua natura razionale è padrona dei propri atti: agere sequitur esse).
Alla persona spettano diritti e doveri, ossia il diritto e il dovere o l'obbligo morale di fare qualcosa, poiché la persona, sebbene sia indipendente intrinsecamente (Pietro non è interscambiabile con Paolo), tuttavia estrinsecamente è dipendente dalla Causa prima, dalla quale riceve l'essere ed ogni altra cosa e quindi ha doveri ed obblighi rispetto a Dio e all'ordine da Lui stabilito.
La persona è capace di merito e demerito, poiché, essendo indipendente intrinsecamente, ma dipendente estrinsecamente da Dio, quando agisce, è tenuta a scegliere il bene ed evitare il male, ossia ad ordinare la sua azione a Dio e ad allontanarla dal male, che la priva di Dio. Perciò la persona è capace di premio se merita e di pena se demerita. Infine essa è capace di cogliere il proprio scopo, in quanto, cosciente e libera, può conoscere la natura di fine delle cose e portarvisi da sé. Ora, se il fine è intrinseco all'azione (per vedere un oggetto), la persona muovendosi verso il fine l'ottiene (vedendo, colgo l'oggetto posto davanti ai miei occhi), mentre, se lo scopo è un bene estrinseco alla persona, per esempio Dio, essa lo può soltanto meritare e non ottenere da sé.

Si può parlare di dignità della "persona umana"?

La dignità è una qualità che conferisce a qualcuno una certa superiorità (che non tutti hanno) e lo distingue dagli altri.
L'uomo ha dignità relativamente alle creature non razionali (minerali, vegetali e animali), ma non ha una dignità assoluta o per se stessa, come invece asserisce il personalismo. La dignità umana è dovuta alla natura umana razionale nella quale sussiste, ma non appartiene al soggetto o persona in sé o, meglio, la dignità appartiene direttamente e in primo luogo alla natura e secondariamente alla persona, che sussiste in tale natura razionale. Parlare di "dignità della persona umana", dunque, non è esatto; è più esatto dire "dignità della natura umana" in cui la persona sussiste (ST I q29 a3 ad2).

I1 soggetto non è suscettibile di più e di meno: o è soggetto o non lo è. Quindi tutti i soggetti, in quanto tali, sono eguali e, solo per il fatto che un soggetto sussiste in una natura determinata, si può stabilire una scala di dignità tra i vari soggetti, non in quanto soggetti, ma a causa dell'ineguaglianza della natura (minerale, vegetale, animale o razionale) nella quale essi sussistono.
Paolo ha una dignità che un mattone, un cipresso o un cane non hanno, poiché sussiste in una natura razionale, che essi non hanno.

Due aspetti della dignità

La dignità si distingue in:
a) dignità radicale-ontologica (che riguarda l'essere): è la dignità della persona che è radicata e fondata su una natura umana razionale.
Radicalmente tutte le persone sono uguali, in quanto tutte sono radicate in una natura umana e razionale, e solo questa dignità è inammissibile cioè non si può perdere, contrariamente a quanto insegna il personalismo.
b) dignità totale morale o pratica (che riguarda l’agire): è la dignità della persona considerata totalmente, nel suo essere e nel suo agire. La dignità totale della persona è data dai suoi atti buoni. Totalmente non tutti sono uguali: c'è chi fa il bene ed è buono e chi fa il male ed è cattivo. Infatti l'azione propria dell'uomo è conoscere il vero (intelletto) e amare o volere il bene (volontà). Vi sarà dignità totale-morale solo se la persona conosce il vero e ama il bene; mentre, se aderisce all'errore e ama il male, perde la dignità totale-morale, anche se radicalmente conserva la natura umana razionale.
LEONE XIII insegna: "L'intelletto e la volontà che aderiscono all'errore e al male decadono dalla loro dignità nativa e si corrompono”1 (Immortale Dei). S. TOMMASO spiega: "Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione, egli perciò decade dalla dignità umana, che consiste nell'essere per se stessi e nell'agire per il bene, degenerando così, in qualche modo, nell'asservimento proprio delle bestie, il quale implica la subordinazione all'altrui vantaggio (es. del cavallo al cavaliere, del peccatore a Satana) ... un uomo cattivo è peggiore di una bestia".2

L'inesistente diritto delle false religioni

La conseguenza pratica di quanto sopra è che il diritto di agire è fondato solo sulla dignità totale e non sulla dignità radicale. Agire male, aderendo all'errore, significa perdere la dignità totale, che consiste nell' agire bene, pur conservando quella radicale (la natura umana razionale). Non esiste, perciò, per la persona umana il diritto di professare l'errore e di fare il male: la persona umana, agendo male, perde la dignità totale, che sola fonda il suo diritto ad agire.
PVI con guru
GIOVANNI XXIII quando asserisce che bisogna distinguere tra errore ed errante (mentre le azioni sono dei suppositi o soggetti, come insegna S. TOMMASO, per cui se non ci fossero erranti, non vi sarebbero neppure errori) e sostiene che l' errante non perde mai la sua dignità di persona umana, non distingue tra dignità radicale e dignità totale della persona umana e perciò dimentica che questa perde la dignità totale, la quale è il fondamento del suo diritto ad agire.
Il Concilio Vaticano II insegna, poi, che "In Lui (il Verbo) la natura umana è … perciò stesso è stata innalzata, anche in noi, ad una dignità sublime ... Con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è unito ad ogni uomo". S. TOMMASO, invece, insegna, con tutta la Chiesa, che il Verbo non s'è unito alla natura umana universale, ma solo a quella individuale di Gesù Cristo (Cristeità)3. Perciò il Verbo incarnandosi ha divinizzato, per l'Unione Ipostatica, solo quella natura individua che ha assunto (la Cristeità), e non "ogni uomo"; altrimenti ogni uomo, avendo la natura umana per ciò stesso, sarebbe divinizzato e non avrebbe più bisogno di Redenzione. Per di più GIOVANNI PAOLO II asserisce: "Il Verbo si è unito ad ogni carne, specialmente all'uomo ... Dio
è immanente al creato e lo vivifica dal di dentro". La discontinuità con la fede tradizionale della Chiesa è evidente.

Conclusione
La dignità radicale, o natura razionale considerata nel suo essere, non può fondare il diritto di porre atti "religiosi" anche in foro esterno (libertà religiosa). Infatti porre atti cattivi (nel caso, aderire ad una falsa religione) significa perdere la dignità totale (dell'agire bene). Quindi non esiste il diritto, per la persona umana, di professare l'errore e fare il male; non esiste il cosiddetto "diritto" di libertà per le false religioni, le quali possono essere solo tollerate per evitare mali maggiori (tolleranza pratica, non dogmatica, perché dice sempre ordine ad un male che si permette per qualche ragione proporzionata) .
Il diritto alla libertà religiosa è una conseguenza teologicamente falsa dell'errore filosofico sulla dignità assoluta e inammissibile della persona umana. Infatti per il Concilio Vaticano II è la dignità della persona umana che fonda il diritto alla libertà religiosa, ossia il diritto di porre atti religiosi anche di false religioni in foro esterno e cioè pubblicamente. Tale dottrina è in contraddizione e in rottura sia con il Magistero tradizionale della Chiesa (v., ad esempio, Leone XIII, Immortale Dei). sia con la retta ragione elevata a scienza filosofica da S. Tommaso D'Aquino, il Dottore Ufficiale e Comune della Chiesa.

NOTE:
1- A tal proposito l’enciclica Immortale Dei (1885) non fa che ribadire la dottrina di sempre sulla società cristiana e condanna la libertà religiosa sia dell’uomo che degli stati degenerati che mirano a sottomettere la Chiesa alle autorità civili, negandole quel primato assoluto di natura divina che di diritto le spetta come guida del potere temporale, qualunque sia la forma di governo attuata: La libertà, come virtù che perfeziona l’uomo, deve applicarsi al vero e al bene; la natura del vero e del bene non può mutare ad arbitrio dell’uomo, ma rimane sempre la stessa, e non è meno immutabile dell’intima natura delle cose. Se la mente accoglie false opinioni, se la volontà sceglie il male e vi si dedica, l’una e l’altra, lungi dall’operare per il proprio perfezionamento, perdono la loro naturale dignità e si corrompono. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità, dunque, non deve essere posto in evidenza ed esibito: molto meno, difeso e tutelato dalle leggi.
Questo insegnamento è in netto contrasto con quello del concilio Vaticano II e, soprattutto, confermato dai fatti!

2- Anche san Pio X così si esprimeva a riguardo dello stato sociale e della dignità umana: [La dignità umana può essere concepita solo come una libertà nel quadro di una morale]
Infine il Sillon pone, alla base di tutte le falsificazioni delle nozioni sociali fondamentali, un’idea falsa della dignità umana. A suo avviso, l’uomo sarà veramente uomo, degno di questo nome, soltanto a partire dal giorno in cui avrà acquisito una coscienza illuminata, forte, indipendente, autonoma, che può fare a meno di un padrone, che ubbidisce solo a sé stessa ed è capace di assumere e di portare senza cedere le più gravi responsabilità. Ecco i paroloni con cui si esalta il sentimento dell’orgoglio umano; come un sogno che trascina l’uomo, senza luce, senza guida e senza soccorso, sulla via dell’illusione, dove, aspettando il gran giorno della piena coscienza, sarà divorato dall’errore e dalle passioni. E questo gran giorno, quando verrà? A meno di cambiare la natura umana (il che non rientra nel potere del Sillon), verrà mai? E i Santi, che hanno portato la dignità umana al suo apogeo, avevano tale dignità? E gli umili della terra, che non possono salire tanto in alto e si accontentano di tracciare modestamente il loro solco nel ruolo che la Provvidenza ha loro assegnato, compiendo con energia i loro doveri nell’umiltà, nell’ubbidienza e nella pazienza cristiana, non sarebbero degni del nome di uomini, proprio loro che il Signore sottrarrà un giorno alla loro condizione oscura, per insediarli nel cielo fra i principi del suo popolo?
.(Notre Charge Apostolique)


3 Natura seconda particolare o Cristeità; questa non è una persona altrimenti in Cristo ci sarebbero due persone, il che risulterebbe eretico.(ST III, Q4)
Per poter sostenere l’immanenza vitale, che sfocia poi nel panteismo, per cui ogni uomo sarebbe salvato con l’incarnazione di Cristo, i modernisti devono sostenere l’errata tesi dell’unione con la natura umana (Natura prima universale)  ma che l’unione avvenga nella natura la Chiesa lo ha condannato nel concilio di Calcedonia (451) il quale dichiara che le due nature si uniscono “in una sola persona e una sola ipostasi”, quella del Verbo, sebbene il termine “ unione ipostatica sia stata sancita nel Concilio di Costantinopoli (553)
Il dogma fu definito già comunque ad Efeso nel 431.
Il dottore Angelico spiega benissimo i motivi per cui l’unione non avviene nella natura.(ST III, q1 a1 r)

lunedì 8 agosto 2011

CINQUE GIORNI VALGONO UNA VITA…ETERNA!

Nel 1548 papa Paolo III così scriveva”…Perciò Noi, che abbiamo fatto esaminare gli insegnamenti e tali Esercizi …. Li abbiamo riconosciuti pieni di pietà e di santità e che sono e saranno molto utili e salutari per l’edificazione e spirituale profitto dei fedeli… e tutte e singole le cose in essi contenute, con nostra certa scienza approviamo, lodiamo e, col patrocinio del presente scritto, comunichiamo.
Molto esortiamo tutti i singoli i fedeli di Cristo d’ambo i sessi dovunque stabiliti che vogliano usare gli insegnamenti ed Esercizi tanto pii ed essere in quelli devotamente istruiti.”( Bolla 31/07/1548)
Sant'Ignazio di Loyola
Non mancarono altri santi Padri di rimarcare l’importanza di questi Esercizi, ad esempio Pio XII, lo stesso San Pio X diceva:"...il metodo di S. Ignazio è particolarmente adatto a prevenire le menti e i cuori dalle insidie nascoste del Modernismo..." (Exercitiorum spiritualium 8/12/1904)
Mentre Pio IX così si espresse a riguardo: “….(S. Ignazio)  ritiratosi nella grotta di Manresa, ammaestrato dalla stessa Madre di Dio nell’arte di combattere le battaglie del Signore, ricevette come dalle mani di Lei quel perfetto codice….di cui deve far uso ogni buon soldato di Gesù Cristo” (Meditantibus nobis 3/12/1922)
All’insegna di questi esercizi si sono formati santi come Carlo Borromeo, Francesco di Sales, Vincenzo de Paoli, il grande Giovanni Bosco e molti altri.
Oggi, da quel che mi risulta, solo la fraternità San Pio X propone, in Italia, in forma ridotta ma originale, “questa ricchezza irresistibile di grazie”. (5 giorni dalle 12.00 del lunedì alle 12,00 del sabato)
Sotto la sapiente guida di don Fausto e don Emanuele questa miniera di grazie ha prodotti frutti copiosissimi in me e in tutti i fratelli presenti.
E' necessario che gli Esercizi trovino nuovamente quella centralità che hanno contraddistinto la militanza dei fedeli nella gloriosa epoca passata della nostra Chiesa Cattolica.
E’ pertanto sotto il motto perseverare, ritornare e reclutare che scrivo queste poche righe nell’esortare tutti voi, fedeli fratelli che leggete, a “saccheggiare” questa miniera inesauribile di grazie, indispensabile per proseguire la lotta intrapresa contro il demonio e i suoi satelliti.
Non mancherò, nel tempo a venire, se Iddio me lo concederà, di perseverare e ritornare, per ora, da buon militante e nello spirito di S. Ignazio, mi limito al reclutare.

                                                                                                                      Stefano Gavazzi
Informazioni sulle date: Priorato di Albano Laziale
www.sanpiox.it