giovedì 16 ottobre 2014

Un vescovo imbarazzante

Ricevo e pubblico
Un vescovo imbarazzante


di Edwin Faust

Articolo pubblicato sul sito inglese The Recusant






La Chiesa è diventata sempre più preoccupata della sua immagine pubblica. I media hanno applaudito Papa Giovanni XXIII, che ha voluto aprire le porte della Chiesa per farvi entrare l’aria del mondo moderno. Ma la Chiesa ha pagato a caro prezzo questo plauso dei media di breve durata: la brezza della modernità l’ha posta in balia dei venti instabili dell’opinione pubblica.

Quali che siano le divergenze che avrebbe Mons. Richard Williamson con i capi della Fraternità San Pio X, qualsiasi valutazione onesta della sua ultima espulsione dalla FSSPX, dovrebbe iniziare con l’incidente che ha permesso al suo superiore di rimuoverlo da ogni ministero e di isolarlo.

Mons. Williamson è dell’opinione che le camere a gas non sarebbero state utilizzate dai nazisti per lo sterminio degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Egli accetta le conclusioni di uno studio scientifico contestato e noto come “Rapporto Leuchter”. Di conseguenza, Sua Eccellenza pensa che il numero di Ebrei uccisi nei campi di concentramento può essere più vicino ad un milione e mezzo piuttosto che a sei milioni. Egli disse questo in un’intervista alla televisione svedese svoltasi in Germania.

Questa opinione è esattamente ciò che ha reso Richard Williamson un problema per la FSSPX e i suoi sostenitori che vogliono un accordo col Vaticano. Mons. Williamson è stato processato ed è stato giudicato colpevole dalla legge tedesca di “negazionismo” (di negare l’Olocausto). Egli è stato ufficiosamente riconosciuto colpevole di essere imbarazzante per la FSSPX e la Santa Sede.

L’espulsione di Sua Eccellenza dalla FSSPX avvenne nell’ottobre del 2012; e fu immediatamente seguita da un annuncio dei responsabili del Vaticano che i negoziati con la Fraternità San Pio X non erano terminati e non conducevano ad un vicolo cieco, come era stato pensato prima, ma che occorreva pazientare e sperare in una riconciliazione a cui si era molto sensibili. Una coincidenza?

Le organizzazioni ebraiche che mantengono rapporti con il Vaticano denunciarono la revoca delle scomuniche dei vescovi della FSSPX, notando che tra loro c’era un “negatore dell’Olocausto”. Il portavoce del Papa disse che il Santo Padre, al momento del decreto, non era a conoscenza delle opinioni di Mons. Williamson, suggerendo che una tale conoscenza avrebbe potuto pregiudicare la revoca delle scomuniche.

Senza entrare nei meriti dell’opinione di Mons. Williamson sul “Rapporto Leuchter”, non è pertinente chiedersi se tale opinione sia in rapporto con la Fede cattolica? Occorre parteggiare per una particolare versione della storia, per essere qualificati ad esercitare un ministero episcopale nella Chiesa cattolica? E potremmo anche chiederci: in che misura l’autorità della Chiesa sarebbe stata estesa di fatto alle corti della Germania, alle organizzazioni ebraiche e ai media popolari?

Mons. Williamson fu rimosso da rettore del seminario della Fraternità San Pio X in Sud America e fu esiliato a Wimbledon, non per aver trasgredito ad un qualche articolo dello statuto della sua Fraternità Sacerdotale, né per una qualche infrazione al Diritto Canonico, né per un qualche dissenso pubblico o privato rispetto all’insegnamento dogmatico della Chiesa. Mons. Williamson venne privato del suo ministero e eclissato al pubblico perché costituiva un problema di pubbliche relazioni.

Se Sua Eccellenza avesse ritrattato la sua opinione, chiesto scusa a tutti coloro che si sentivano offesi da essa, pagato l’ammenda inflittagli e fatto il suo mea culpa al suo superiore, tutto sarebbe andato bene. Il problema è che egli è un uomo onesto.

Egli era convinto che non si sbagliasse nella sua opinione, e sapeva di non aver violato alcuna disciplina o dottrina della Chiesa, così ha continuato ad esprimere il suo parere attraverso il suo sito.
Egli è stato schietto nell’esporre la sua posizione in merito ad un accordo tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano: ritenendo che non sia ancora giunto il momento perché la FSSPX possa fidarsi dell’ortodossia e delle buone intenzioni delle autorità romane.

Egli si è opposto agli sforzi fatti in questa direzione dal suo superiore, Mons. Fellay, e ha chiesto una nuova dirigenza per la FSSPX. Se questo merita la sua espulsione dalla Fraternità, è cosa che è meglio lasciare all’apprezzamento dei membri della stessa Fraternità. Ma la rimozione di Mons. Williamson certo toglie alla FSSPX un problema di pubbliche relazioni e facilita qualsiasi eventuale accordo che potrebbe stabilirsi con la Curia romana, così particolarmente sensibile ai media.
Naturalmente, coloro che accettano compiaciuti l’espulsione di Mons. Williamson  forse non si rendono conto che l’accusa di antisemitismo continuerà ad essere avanzata contro la Chiesa cattolica sulla base di un qualunque pretesto, perché è la Fede stessa che molti Ebrei ritengono offensiva.

Chi conosce Mons. Williamson si rende conto che la sua integrità è fuori questione, come la sua carità. Quantunque le sue opinioni possano essere impopolari, di certo non derivano dalla malizia, ma da un onesto convincimento.
Egli potrà essere giudicato originale, anche imprudente, ma è cattolico fino al midollo; e questo può costituire il vero centro del problema: è tempo che lo si riconosca.




ottobre 2014

lunedì 6 ottobre 2014

Cristiani Bruciati

Ricevo e pubblico immediatamente
Inizio messaggio inoltrato:

Da: Inter Multiplices Una Vox <unavox@cometacom.it>
Data: 05 ottobre 2014 11:14:57 GMT+02:00
A: Una Vox <unavox@cometacom.it>
Oggetto: Cristiani bruciati in Nigeria

Foto diffusa dal padre Juan Carlos Martos, cmf, Segretario dei Padri Missionari Clarettiani, via Sacro Cuore di Maria, 5, 00197 Roma, tel. 06.807.03.59 - 06.808.31.55, posta elettronica: l.fanlo@pcn.net

lunedì 29 settembre 2014

L'antipapismo di Antonio Socci: la mossa disperata di un cattolico conciliare

Ricevo e pubblico da unavox

L'antipapismo di Antonio Socci:
la mossa disperata di un cattolico conciliare






È probabilmente una deformazione tutta moderna quella di chi sostiene, nei fatti più che nelle dottrine, l’assoluta indefettibilità dei Sommi Pontefici, nelle interviste ai quotidiani come nel sostegno politico a questo o quel paese in guerra, nei commissariamenti degli ordini religiosi fino ai siluramenti dei cardinali di Curia... Tutto è giusto, tutto è santo, tutto è indiscutibilmente la scelta migliore possibile...

Ovviamente questo atteggiamento “culturale” - anche i cortigiani infatti, sia pur in tono minore, possono fare cultura - non ha nulla a che vedere né con il Dogma dell’infallibilità, né con il Cattolicesimo tout court.  

Eppure... Così stanno purtroppo le cose in molte teste di persone, magari ottime,  specialmente in Italia. Si tratta quasi sempre di articolisti od ecclesiastici considerati conservatori, benpensanti, poco avvezzi ad usare la ragione, che pure hanno in abbondanza, ma assai abili nell’arte oratoria dell’arrampicata...

Il “formalismo” però, quando supera i limiti umani della resistenza, espone talvolta a rischi preoccupanti.

martedì 23 settembre 2014

Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede

Comunicato della Sala Stampa
della Santa Sede

del 23 settembre 2014

sull'incontro fra il Cardinale Müller e Mons. Fellay

da Vatican News



Si è svolto oggi, martedì 23 settembre dalle ore 11 alle ore 13 in un clima di cordialità presso la sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’incontro tra l’Em.mo Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e S.E. Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale S. Pio X.

All’incontro erano presenti gli Ecc.mi: Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, SI, Segretario della medesima Congregazione, Mons. Joseph Augustine Di Noia, OP, Segretario Aggiunto e Mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei , nonché gli assistenti della FSSPX Rev.di Niklaus Pfluger e Alain-Marc Nély.

Durante l’incontro si sono esaminati alcuni problemi di ordine dottrinale e canonico e si è inteso di procedere per gradi e in tempi ragionevoli verso il superamento delle difficoltà e l’auspicato raggiungimento della piena riconciliazione.

Comunicato della Casa Generalizia della Fraternità Sacerdotale San Pio X


 
Comunicato della Casa Generalizia
della Fraternità Sacerdotale San Pio X

del 23 settembre 2014

sull'incontro tra Mons. Fellay e il cardinale Müller

da DICI



Questo martedì 23 settembre 2014, Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X, ha incontrato il cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Egli era accompagnato da Don Niklaus Pfluger e da Don Alain-Marc Nély, primo e secondo assistente generale della Fraternità. Il cardinale Müller era accompagnato da Mons. Luis Ladaria Ferrer s.j., segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, da Mons. Joseph Augustin Di Noia o.p., segretario aggiunto, e da  Mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia Commissione  Ecclesia Dei.

L’incontro si è svolto negli uffici della Congregazione per la Dottrina della Fede, dalle 11 alle 13. Esso aveva lo scopo di permettere al cardinale Müller e a Mons. Fellay di incontrarsi per la prima volta e di fare insieme il punto sulle relazioni fra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, dopo la rinuncia di papa Benedetto XVI e la partenza del cardinale William Joseph Levada, precedente Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel corso di una cordiale conversazione sono state esposte le difficoltà dottrinali e canoniche e richiamata l’attuale situazione della Chiesa. Si è deciso di proseguire gli scambii al fine di chiarire i punti di divergenza che sussistono.

Menzingen, 23 settembre 2014





settembre 2013

venerdì 19 settembre 2014

La vera pace di papa Bergoglio



La vera pace di papa Bergoglio

di Belvecchio







Prima e dopo la realizzazione della geniale idea di papa Bergoglio: una partita di calcio “interconfessionale” per esortare il mondo alla pace, diversi cattolici hanno espresso le loro riserve per questa commistione fra sacro e profano, dove ciò che finisce col contare è quello che Alessandro Gnocchi ha acutamente definito: “forma rituale dotata di un linguaggio universale”, funzionale all’“Onu delle religioni”.

Ora, al di là dell’evento in sé, è stato notato poco il contesto preparatorio, dal carattere spettacolare tipicamente moderno dello “show” di massa.
La partita è stata preceduta dall’esibizione canora di una diva canzonettiera di marca rigorosamente argentina, tale Martina Stoessel; è in tale esibizione che si può cogliere il senso vero che della pace ha papa Bergoglio.

sabato 30 agosto 2014

«Resistenza» Che Fallisce?

Commenti Eleison di Sua Eccellenza Richard Williamson
Numero CCCLXXI (371)
23 agosto, 2014

«Resistenza» Che Fallisce?


Alcuni lettori di questi «Commenti» senza dubbio hanno obiettato al riferimento fatto la scorsa settimana (CE 370) alla «Resistenza» che attualmente sta facendo «pochi progressi evidenti». Essi avrebbero preferito una vigorosa chiamata alle armi. Ma noi dobbiamo attenerci alla realtà. Per esempio, quando la diocesi tradizionale di Campos in Brasile si mise di nuovo nelle braccia della neo-Roma, nel 2002, non dissero un po’ di noi che dei circa 25 sacerdoti formati alla scuola di Mons. de Castro Mayer, almeno alcuni avrebbero rotto le righe? Eppure da allora nemmeno uno di essi si è reso indipendente per continuare la vera difesa della Tradizione del buon Vescovo, e così tutti sono più o meno sul piano inclinato neo-modernista. Tuttavia, se ci atteniamo alla realtà, c’è qualcosa da dire.
Prima di tutto, Dio è Dio, ed Egli sta conducendo questa crisi alla sua maniera e non alla nostra. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie, dice il Signore” (Is. LV, 8). Noi uomini sogniamo che i sacerdoti con gli occhi aperti e i laici si mettano insieme per resistere ai Suoi nemici, ma Dio non ha bisogno della “Resistenza” di nessuno per guardare le sue pecore o salvare la sua Chiesa. Quarant’anni fa, quando Mons. Lefebvre sperava e si aspettava che una manciata di colleghi vescovi lo seguissero pubblicamente per realizzare una vera barricata sulla via del rullo compressore conciliare, sicuramente avrebbe dovuto trovarli, ma non lo fece mai. In effetti, quando Dio interverrà a salvare la situazione, come accadrà certamente, sarà evidente che il salvataggio è stato il Suo, attraverso Sua Madre.
In secondo luogo, più di cinque secoli di umanesimo dilagante hanno reso l’uomo così ignorante di Dio, il Signore Iddio degli Eserciti, che l’umanit 24; dovrà subire una lezione che apprenderà solo nel modo più duro. La nona delle 14 Regole di Sant’Ignazio per il Discernimento degli Spiriti (prima settimana) dà tre ragioni principali per la desolazione spirituale di un’anima, che possono essere applicate alla presente desolazione della Chiesa:—
1. Dio ci punisce per la nostra tiepidezza spirituale e negligenza. Solo Dio conosce oggi quale castigo mondiale meritano la nostra mondiale apostasia e la nostra immersione nel materialismo e nell’edonismo.
2. Dio ci mette alla prova per mostrarci ciò che sta veramente dentro di noi, e quanto noi dipendiamo da Lui. L’uomo moderno, non pensa seriamente di poter gestire l’universo meglio che lo stesso Dio Onnipotente? E non potrebbe darsi che la verità di Dio scenda solo dopo che tutti i piccoli sforzi dell’uomo abbiano fallito?
3. Dio ci umilia con la desolazione che s minuisce il nostro orgoglio e la nostra vanagloria. Venendo dai principali ministri dell’unica vera religione dell’unico vero Dio, non fu il Vaticano II un’esplosione senza precedenti di umana vanagloria, col suo preferire il mondo moderno dell’uomo all’immutabile Chiesa di Dio? E la piccola Fraternità San Pio X, non ha pensato che avrebbe potuto salvare la Chiesa? Se la “Resistenza” non rimane debitamente modesta nelle sue proposizioni e nelle sue ambizioni, è condannata in anticipo.
Allora, quali dovrebbero essere queste ambizioni? In primo luogo e principalmente, mantenere la Fede, senza la quale è impossibile piacere a Dio ( Eb. XI, 6). Fede che è espressa nella dottrina, nel Credo cattolico. In secondo luogo, testimoniare questa Fede, specialmente con l’esempio, se necessario fino al martirio (“martire” è la parola greca che significa “testimone”). Quindi, comunque la “Resistenza” sia o meno organizzata, deve dedicare le sue risorse, per quanto magre, a tutto ciò che aiuterà le anime a mantenere la Fede. Poi, dal momento che il suo esistere per la Verità è destinato ad essere riconoscibile come tale, per il solo fatto di esserci essa non fallirà, perché starà dando testimonianza.
Kyrie eleison.