sabato 19 aprile 2014

EQUILIBRIO PROPOSTO

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Numero CCCLIII (353)
 
19 aprile 2014

EQUILIBRIO PROPOSTO
Badate dunque di fare come il Signore vostro Dio vi ha comandato; non ve ne discostate né a destra né a sinistra.” Questa istruzione data dal Signore Iddio a Mosè perché la trasmettesse agli Israeliti (Dt. V, 32) è certamente valida per il Popolo Eletto da Dio anche nel Nuovo Testamento (Rm. IX, 25-26), ma non è così facile da applicare nel nostro tempo, mentre il Pastore del Nuovo Testamento è colpito e noi pecore siamo disperse (Zc. XIII, 7). Il Papa è colpito tanto lievemente che i cattolici non debbano preoccuparsi di come gli obbediscono? O è colpito talmente seriamente che non può essere Papa? In ogni caso il gregge è disperso, e così rimarrà fino a quando la Russia non sarà consacrata al Cuore Immacolato di Maria.
Nel frattempo, come mi sembra, una lettera pubblicata sull’ultimo numero di The Angelus, la rivista ufficiale della Fraternità San Pio X in USA, si smarrisce a sinistra. Don S. avanza diverse ragioni per sollecitare la FSSPX a mettersi “nelle mani... del Papa il prima possibile”.
In primo luogo, pensare che gli uomini di Chiesa romani siano intenzionalmente i distruttori della Chiesa costituisce sedevacantismo implicito. Ma non c’è bisogno di essere sedevacantista, implicito o esplicito, per ricordare che le loro intenzioni soggettive non diminuiscono in alcun modo l’oggettivo danno che hanno fatto alla Chiesa, e che farebbero alla FSSPX se questa passasse sotto il loro controllo. In secondo luogo, aspettare la piena conversione dottrinale dei Romani per mettersi nelle loro mani, per la FSSPX è irrealistico. Ma un’eresia è sufficiente perché si sia nemici della Fede, e il modernismo è l’eresia onnicomprensiva (San Pio X, Pascendi). I troppi contatti con i Romani hanno ormai sedotto i capi della FSSPX.
In terzo luogo, la FSSPX deve ridare a Roma il più presto possibile la dottrina e la pratica della vera Fede. Ma anche se Roma fosse modernista solo per metà, questo significherebbe gettare le perle ai porci (Mt. VII, 6). In quarto luogo, la FSSPX si è tenuta così a lungo distante da Roma che rischia di perdere il senso cattolico della gerarchia, dell’ubbidienza e dell’autorità. Ma la vera Fede deve tenersi a distanza di sicurezza dall’eresia onnicomprensiva. Se l’eresia non è colpa mia, Dio può guardare oltre il mio senso cattolico, se Gli sono fedele, e può guardarlo per i 40 anni (o più) nel deserto, come ha fatto con i fedeli Israeliti (Es. – Dt.). E in quinto luogo, la cosiddetta “Resistenza” sta dividendo e indebolendo la vera resistenza de lla FSSPX alla Roma conciliare. Ma l’unità poggiante su qualsivoglia intelligenza con i modernisti sarà un’unità poggiante sull’errore, fatale per la FSSPX di Mons. Lefebvre.
In breve, Don S. ha perso di vista quanto seducente e mortale per la Fede sia l’errore del modernismo.
Per altro verso, sempre come pare a me, un sacerdote che oggi si rifiutasse di menzionare il nome del Papa nel Canone della Messa, correrebbe il rischio di andare fuori strada a destra. Se io vedo il pericolo mortale del modernismo per la Fede, certamente vedo gli enormi danni oggettivi arrecati alla Chiesa dai Papi conciliari. Ma posso dire sinceramente che non sia rimasto più nulla di cattolico in loro? Per esempio, come dice Don S., non hanno ancora quanto meno delle soggettive buone intenzioni? Non hanno tutti almeno l’intenzione di servire la Chiesa? Nel qual caso, non posso io celebrare la Messa in unione con quello che c’è ancora di cattolico in loro? La dirigenza della Chiesa potrà essere ammalata a morte, ma quanto meno io non posso sostenere che non vi sia più niente di cattolico che perduri in essa. Non tutto è ancora perduto.
“Nelle cose certe, l’unità; nelle cose dubbie, la libertà; in tutte la carità”.
Kyrie eleison.

mercoledì 26 marzo 2014

FOLLIA E RIDICOLO

FOLLIA  E  RIDICOLO

di L. P.





RICERCA E STUDIO – papa Bergoglio cerca di capire…

Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di Nuova York [nella foto], ha rilasciato, tempo fa, un’intervista alla NBC sul deprimente e scandaloso tema delle unioni omosessuali, annunciando che papa Bergoglio “studia le unioni gay, cercando di capirne le ragioni”.
L’intera intervista è l’esempio di quel nefasto linguaggio che Romano Amerio definiva, con dotto termine, “circiterista” poggiante sul “circiter” latino, equivalente all’italico “circa”:  dire/ non dire, negare/ammettere, si/no, no/però, mai/tuttavia -
Noi, senza togliere valore semantico all’attribuzione ameriana, definiamo tale discorsività come vera, smaccata e propria ipocrisìa non priva di dissacrante e supponente superbia intellettuale. Il Papa, insomma, ancora non sa perché in taluni Stati del mondo si stia imponendo il tristo costume delle unioni omosessuali e vuol vederci chiaro. Vuole “studiare per capirne le ragioni”.

mercoledì 19 marzo 2014

COME MUORE UN CATTOLICO

Ricevo da UNAVOX
Ricordo di Mario Palmaro

di Alessandro Gnocchi


Articolo pubblicato sul quotidiano Il Foglio di mercoledì 19 marzo 2014

Impaginazione e neretti sono nostri


Sorge dai secoli luminosi e profondi del medioevo quel “Dies irae, dies illa” che nella Messa tradizionale per i defunti trafigge i cuori e le menti prima della lettura del Vangelo secondo Giovanni. “Io sono la risurrezione e la vita” dice nel brano evangelico il Figlio di Dio a Marta, che piange la morte del fratello Lazzaro. “Chi crede in me, anche se fosse morto, vivrà; e chiunque vive  e crede in me non morrà in eterno. Credi tu questo? Gli rispose: Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivo, che sei venuto in questo mondo”.

martedì 18 marzo 2014

Verità e santità: queste canonizzazioni verranno ricusate

Verità e santità: queste canonizzazioni verranno ricusate


Editoriale di Don Régis de Cacqueray, su Fideliter (n° 218, marzo-aprile 2014),
Rivista del Distretto francese della Fraternità San Pio X.

Pubblicato su La Porte Latine, sito ufficiale della Fraternità in Francia


La santità equivale alla scelta coraggiosa della verità, che il cattolico fa per tutta la vita e senza mai fermarsi a confrontarsi col mondo, come obbligatoriamente gli capiterà.

Di quale confronto parla?
Del confronto al quale assistiamo, nel Vangelo, fra il Figlio di Dio che fa sentire la sua dottrina di verità e di santità e il mondo che non vuole ascoltare.
Prima che lo spirito del Vangelo si allei col mondo, l’acqua si sarà riconciliata col fuoco! Non c’è bisogno che l’anima cristiana si metta alla ricerca delle battaglie, esse arrivano da sole e si trovano già là, nelle anime di coloro che si vogliono salvare!
Battaglie che, come si vede nelle vite di santi, sono tanto più feroci e violente per quanto la fedeltà nel seguire l’esempio di Nostro Signore si fa più perfetta. Non sogniamo una santità chimerica che si persegue negli angoli di casa o rinchiusi in se stessi. La santità si ottiene sempre e solo su un campo di battaglia e sulla croce del Golgota, come sbocco di tutte le intransigenze della verità. Salvo l’averla falsificata.

martedì 11 marzo 2014

CINQUANTISMO CONSTATATO

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Numero CCCXLVII (347)
 
8 marzo 2014

CINQUANTISMO CONSTATATO
Se dall’interno della Fraternità San Pio X, almeno finora, viene solo una relativamente piccola reazione al suo completo cambio di direzione attuatasi sotto Mons. Fellay, è a causa del desiderio di ritornare al cattolicesimo degli anni Cinquanta. È quello che fa notare una cattolica che assiste alla Messa in una cappella della FSSPX nel mondo anglofono. Ella mi ha scritto recentemente:-
“Perché non c’è ‘Resistenza’ dalle nostre parti? Io penso di averlo capito. Lei ha detto molte volte che la maggior parte dei capi originarii della Fraternità San Pio X non ha mai capito veramente Mons. Lefebvre. Io penso che questo valga da noi per molti dei nostri originarii fondatori di questa cappella, che sono legati alla Fraternità e ai suoi capi attuali. Come mai? Perché non reagiscono quando ciò per cui hanno combattuto così a lungo e così duramente, è minacciato di distruzione dall’interno?

In memoria di Mario Palmaro

Ci associamo con i tanti che lo hanno già fatto.
In memoria di
Mario Palmaro

Requiescat in pace




Riprendiamo l'articolo pubblicato da
Corrispondenza Romana


 Un grave lutto per il mondo cattolico. È morto Mario Palmaro

La sera del 9 marzo, nella sua casa di Monza, ha reso l’anima al Signore, dopo un lunga malattia, Mario Palmaro.
Mario Palmaro aveva 46 anni ed è stato uno dei migliori studiosi e difensori della fede cattolica nei tempi travagliati in cui viviamo. Fino all’ultimo istante della sua vita ha combattuto la buona battaglia con gli scritti, con le parole e soprattutto con l’esempio della sua vita cristiana. “Corrispondenza Romana” si onora di averlo avuto tra i suoi amici più fedeli e si associa al dolore e alle preghiere della famiglia e di tutti coloro che lo hanno stimato ed amato. In attesa di ritornare sulla sua luminosa figura, lo ricordiamo oggi con le sue stesse parole, tratte da un’intervista a “Il Foglio”.
La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai.
Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il Crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.
D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età.
Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello” (Mario Palmaro).

sabato 1 marzo 2014

A proposito dell’infallibilità pontificia… sommessamente.

Pubblico questo breve ed efficace articolo tratto da UNAVOX, che mi trova d'accordo e che spiega facilmente come sia la Verità a rendere infallibile e quindi la dottrina, l'oggetto non il soggetto ad esserlo nell'esporla.

A proposito dell’infallibilità pontificia… sommessamente. 
Leggendo qua e là, ci siamo imbattuti in una sorta di diatriba circa il corretto significato dell’infallibilità pontificia e il giusto rapporto che c’è tra il Magistero Ordinario Universale (MOU) e il Magistero Straordinario Infallibile (MSI).
La controversia verte sulla prevalenza dell’uno sull’altro: se l’inerranza dell’insegnamento sia conseguenza dell’infallibilità, o se invece ne sia la condizione. In particolare, si sostiene che, mentre l’inerranza del MOU è infallibile di per sé e quindi di fatto, l’inerranza del MSI è infallibile di diritto; tale che la prima sia conseguenza della seconda e non che ne sia condizione.La cosa ci ha incuriositi e ci ha indotti ad una attenta riflessione, soprattutto perché non abbiamo dimestichezza col linguaggio specialistico della teologia, in quanto non siamo dei teologi. E tuttavia la questione posta non è di poco conto, soprattutto per le implicazioni che ha, riguardo all’attitudine che i fedeli devono tenere di fronte alla pletora di documenti loro proposti dalla Gerarchia in questi ultimi cinquant’anni, ivi compresi i documenti del Vaticano II.