venerdì 13 maggio 2011

CHE COSA E' LA MESSA (PARTE I)

Diviene sempre più necessario rendere noto il vero significato della Messa Cattolica dopo che la riforma del 1970, voluta da Paolo VI e plasmata dal massone cardinal Bugnini (leggi qui) con l’aiuto di alcuni pastori protestanti, ha ridotto il santo sacrificio che Nostro Signore Gesù compì per la nostra salvezza ad una cena conviviale con sottofondi musicali di ogni sorta che tendono a distrarre il fedele dal reale significato della Santa Messa.
Riporto, in due parti,  un bellissimo insegnamento dell’arcivescovo Fulton J. Sheen (1895-1979), allora vescovo ausiliare di New York, che spiega magnificamente, a mio modo di vedere, cosa è la messa, cosa avviene sull’altare e quale sia il vero senso di “partecipazione” del fedele al santo Sacrificio di Gesù, totalmente diverso da quello purtroppo insegnato dalla chiesa postconciliare.

Il Sacrificio della Messa

Vi sono alcune cose nella vita troppo belle per esser dimenticate. Alcune di esse riguardano il modo in cui gli uomini vivono nel mondo; altre, invece, il modo in cui essi muoiono. La maggior parte dei Paesi ha istituito un giorno commemo­rativo per ricordare l'estremo sacrificio che i pa­trioti hanno compiuto in difesa della nazione e nella società. Poiché la vita era quanto di più prezioso potevano dare, a coloro che sopravvi­vono non è lecito dimenticare questo loro dono. Tali eroi non avrebbero potuto richiedere una si­mile memoria, né istituirla, essendo riservata ai sopravvissuti. Se sono stabiliti giorni commemorativi per co­loro che muoiono al fine di salvaguardare la libertà dall' oppressione degli uomini, tanto più doveva esser istituito un memoriale per il supre­mo sacrificio di Cristo che morì per liberarci dalla tirannia del peccato. Ma vi sono molte differenze tra questi patrioti e Cristo. Nessuno di loro era nato per morire; ciascuno era nato per vivere, e la morte è stata per ognuno di essi un'interruzione violenta. Nostro Signore, invece, nacque per morire. Per nessun altro intento Egli e al mondo se non per redimere l'umanità  peccatrice.

Ai piedi della Croce sul Calvario
 La Messa pianta la Croce di Cristo in una cit­tà, in un paese, in una missione, in una grande cattedrale; solleva il sipario del tempo e dello spazio ed attualizza quel che avvenne sul Calvario. La Croce - in modo prefigurativo - in­teressò anche tutto il tempo passato: tutti i sacri­fici di giovenchi, capre, pecore e, in particolare, il sacrificio dell' agnello pasquale trovarono com­pimento nella Croce di Cristo. La Croce influì anche sul futuro, scorrendo attraverso il tempo come una possente cascata che forma canali per le valli e le pianure.
Il fatto che tutti i sacrifici cessino dopo quello del Calvario significa che esso è la perfezione e la pienezza di tutti i sacrifici. Persino i Giudei non sacrificano più gli agnelli pasquali nelle lo­ro sinagoghe, dato che 1'Agnello pasquale è già stato immolato.
Il Sacrificio della Croce, quindi, non è un av­venimento passato: esso avviene tuttora. Non è un ricordo o un relitto del passato che perdura nel presente: è un dramma attuale, ora come al­lora, e così sarà per tutta la durata del tempo e per l'eternità.
Sulla Croce il nostro divin Redentore sapeva in che modo ciascuna anima avrebbe risposto al suo più grande atto d'amore: sapeva se lo avreb­be accolto oppure rifiutato. Noi stessi non sap­piamo come reagiremo al suo amore fin quando non saremo faccia a faccia con Lui e la sua Croce. Dal nostro punto di vista, impieghiamo tempo per capire il "dramma" del Calvario. Ma la Mes­sa ci dà un indizio; noi non eravamo consapevo­li d'esser presenti sul Calvario il Venerdì Santo, ma lo siamo nella Messa. Possiamo conoscer qualcosa del ruolo che abbiamo avuto sul Calvario dal modo in cui ci comportiamo alla Messa nel ventesimo secolo e come la Messa ci aiuta a vivere la nostra quotidiana esistenza.
La Messa non è un nuovo Sacrificio ma una rap­presentazione dello stesso supremo Sacrificio del Calvario. Ci sono due momenti nella storia: il pri­mo, quando il Sacrificio è atteso (è il tempo "avanti Cristo"), e il secondo, quando il Sacrificio è compiuto e offerto (è il tempo" dopo Cristo").
Se la Vergine Santissima e san Giovanni ai piedi della Croce avessero chiuso gli occhi quan­do Nostro Signore stava offrendo Se stesso per i peccati del mondo, i risultati spirituali in loro non sarebbero stati diversi da quelli che ricevia­mo noi assistendo ora al Sacrificio della Messa. Ma i loro occhi erano aperti, e perciò videro il supremo Sacrificio realizzarsi con spargimento di sangue, e quest'ultimo fluire dalle Piaghe a­perte delle mani, dei piedi e del costato del Salvatore sull'umanità peccatrice. Nella Messa, noi vediamo realizzato tutto ciò senza effusione di sangue.
La Messa, quindi, non è una sostituzione del­la Croce. Al contrario, i meriti che acquistiamo partecipando alla Messa sono i medesimi di quelli che avremmo ottenuto se fossimo stati presenti sul Calvario.
E ciò perché esiste un solo Sacrificio, quello del Sacerdote e Vittima insieme: sulla Croce e nella Messa è la stessa e unica Persona che s'im­mola. Prima della venuta del Figlio di Dio, c'era­no molti sacrifici offerti per i peccati. Gli uomini ben comprendevano d'esser indegni di stare alla Presenza di Dio. Togliendo la vita ad un anima­le o distruggendo un oggetto, con funzione so­stitutiva, essi punivano e purificavano se stessi. In quasi tutti i popoli, oltre ai Giudei i quali eb­bero il gran vantaggio della Rivelazione divina, v'erano sacerdoti che offrivano vittime in sacrifi­cio. Ma quando Nostro Signore offrì l'eterno Sacrificio, fu al contempo Sacerdote e Vittima, Offerente e Offerta. Il sacerdote e la vittima non erano più separati come avveniva prima. Sulla Croce, quindi, Gesù fu ritto come Sacerdote e prostrato come Vittima perché offrì Se stesso.
Il sacerdote celebra la Messa unicamente "in persona Christi", per questo non dice, al mo­mento della Consacrazione, "questo è il Corpo di Cristo", ma "questo è il mio Corpo", e "que­sto è il mio Sangue"; egli è solo uno strumento di Cristo, come una matita nella mano di chi scrive.
Si dice che una delle differenze tra la Croce e la Messa è che in quest'ultima il Sacrificio è offerto senza spargimento di sangue, mentre sulla Croce c'erano le strazianti scene della crocifissione. Verissimo. Ma v' è pure un' altra differenza, ed è che, sulla Croce, Nostro Signore era solo, mentre nella Messa noi siamo con Lui.
Il modo in cui noi siamo con Lui sarà chiarito esaminando l' Offertorio, la Consacrazione e la Comunione.

Offertorio

Per applicare i meriti della Redenzione alle nostre anime dobbiamo considerare la morte al peccato, che si è compiuta sulla Croce. Il primo atto necessario, dunque, è quello di offrire noi stessi in unione con Cristo.
Nella Chiesa primitiva ciò veniva fatto offren­do gli stessi elementi che Nostro Signore offrì nell'Ultima Cena, ossia il pane e il vino. Il fedele portava alla Messa il pane e il vino, e una parte di essi veniva utilizzata dal sacerdote per il Sacrificio: Vi sono alcune ragioni intrinseche per cui questi elementi dovevano esser usati. La pri­ma è che pane e vino sono stati il nutrimento tra­dizionale della maggior parte degli uomini nel corso della storia. Il pane è come se fosse la so­stanza della terra e il vino il suo sangue. I fedeli, quindi, nell' offrire ciò che dà loro sussistenza fisi­ca e vita, donano parimenti se stessi. La seconda ragione è che, in natura, non esistono altre due so­stanze che meglio rappresentano l'unità come il pane e il vino. Il pane è fatto da una grande quantità di chicchi di grano, e il vino da molteplici grappoli di uva. Allo stesso modo i fedeli, che so­no numerosi, si riuniscono per fare un'unica of­ferta con Cristo. La terza ragione è che pochi ele­menti in natura simboleggiano il Sacrificio meglio del grano e dell'uva. Il grano non diventa pane fin quando non sia passato attraverso Il Calvario dell' inverno e sia stato soggetto alle torture della macina. L'uva non diventa vino finché non sia stata pigiata nel Getsemani del torchio.
Ai nostri giorni, i fedeli non portano più il pa­ne e il vino al Sacrificio della Messa ma un equi­valente: questa è la ragione per cui la colletta .è fatta durante l'Offertorio della Messa. Il sacrifi­cio materiale che i fedeli offrono per la Messa è tuttora un simbolo della loro incorporazione al­la morte di Cristo. Sebbene non portino più pa­ne e vino, procurano ciò che serve all' acquisto di quegli elementi che rappresentano materialmen­te l'unità del loro sacrificio.

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